Se io sono il contrario di me da che cosa mi sento diverso?
Utente: SurferRosa
Nome: Due B
Una marruca. Racconto a caso, senza capo ne coda ma con tanto guscio. Costantemente in viaggio tra Brescia, Bologna e la Valle Caudina.
Hanno detto!
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venerdì, 03 luglio 2009

prove tecniche di trasmissione

postato da: SurferRosa alle ore 18:19 | Link | commenti (7)
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sabato, 03 gennaio 2009
..ieri ti ho sentito respirare in ogni cosa che ho desiderato,
esco dal tuo corpo con un gesto impercettibile
per dimenticare che l'attesa sia incantevole...
 
 
 
(Paolo Benvegnù, "Nel silenzio")

 

2, 3, 5 ....

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: SurferRosa alle ore 01:51 | Link | commenti (13)
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martedì, 30 dicembre 2008
"noi siamo egocentrici come i gatti scappati dai condomini"
 
(Le luci della centrale elettrica, "la lotta armata al bar")
 
 
Quando ogni martedì sera torno a casa in autobus, i vetri sono punzecchiati dalle gocce di acqua che si staccano dalla patina di vapore.
Scivolano in basso e tracciano una striscia trasparente. Da quello schermo ogni luce mi appare deformata e immancabilmente accompagna la mia memoria sulla lunghissima fila di chilometri  percorsi quest'anno. Assieme a te o per venire da te.
E devo aver sbattuto la testa durante una frenata brusca altrimenti non mi spiegherei come mai, quest'inverno, mi mancano così tanto le Forche Caudine....
postato da: SurferRosa alle ore 15:07 | Link | commenti (5)
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sabato, 01 novembre 2008
(…)
Non ho dormito molto bene stanotte. Sono stata tormentata dai dubby.
E’ successo di nuovo. Non so come, ma sono riusciti a fuggire dalla gabbietta.
E pensare che questa volta avevo assicurato la porticina con il fil di ferro, l’avevo avvolta in un telo e messa in cima al pensile più alto della cucina. Avevo chiuso la porta ma non mi era sembrato il caso di dare un giro di chiave. Eppure i dubby sono riusciti ad arrivare in camera mia, a salire sul letto e a infilarsi nei miei capelli.
Questa notte i dubby hanno condotto i miei pensieri su una strada diversa dal solito: che Giorgio mi abbia lasciata per quella storia dell’autotrapianto di peli pubici.
Non ha mai accettato il fatto che i suoi capelli si stessero ritirando, e credeva molto nell’autotrapianto di peli pubici.
<<Sarebbe un’ottima soluzione>> continuavo a ripetergli, <<se non fosse altro che tu hai i capelli lisci e lunghi e i tuoi peli pubici sono corti e ricci>>.
Lui si arrabbiava. <<Li farò stirare!>> diceva. Poi si alzava e andava in giro per casa a sbattere porte per far vedere quando era arrabbiato.
 
Sì, forse quella era una spiegazione plausibile. Mi sono portata una mano alla testa e ho sentito tanti bigodini pelosi che, con le loro zampette rosa, mi massaggiavano la cute per stimolare il pensiero. Mi sono accorta di avere molti dubby in testa, questa notte.
Probabilmente Giorgio ha preferito America a me proprio perché lei lo avrebbe accettato se si fosse fatto l’autotrapianto di peli pubici. In realtà, se Giorgio avesse fatto davvero quell’operazione, lo avrei amato come prima. Il mio era solo un consiglio estetico. Forse lo avrei apprezzato di più con una stempiatura accentuata, piuttosto che con i peli crespi del suo uccello in testa. Forse avrei dovuto farglielo capire. Forse avrei dovuto dirgli: <<Sarebbe un’ottima soluzione, ma a me vai bene così. Anzi, direi che sei meglio così. Più misterioso. Più intrigante. Come Valerio Mastandrea ne Il Kebabbaro IV>>. Forse sarei dovuta scendere a un compromesso, dirgli che sì, fare l’autotrapianto era un’ottima soluzione, ma che sarebbe stato meglio se si fosse tagliato i capelli più corti, invece di tenerli sciolti fino alle spalle. Forse era in un momento di crisi e io non l’ho capito. La sua vita stava cambiando, era stato scaricato sul lavoro e vedeva nel declino della sua capigliatura il declino stesso della sua esistenza. Non gli sono stata abbastanza vicina?
 
Stacco un dubby dalla testa e lo osservo. Sembra un pene peloso dotato di occhi, zampette glabre e una codina corta che non si ferma mai. Il muso appuntito annusa l’aria con fare indagatore, mentre le zampette afferrano il vuoto come cercassero un appiglio.
Nel complesso, non è una brutta bestiola. A volte ho l’impressione che siano ciechi e che si muovano percependo i nostri pensieri. Forse hanno un radar, come i pipistrelli, con il quale captano le nostre ondate di perplessità. Tolgo gli altri, e li riporto in cucina, nella gabbietta da cui sono scappati.
Ma la gabbietta è piena di dubby. Il che significa che non sono scappati, e che questi che tengo tra le mani vengono da fuori. I dubby si stanno moltiplicando, stanno aumentando, si annidano nella casa, in qualche interstizio, pronti a tormentarmi. Per fortuna sono animali abbastanza puliti e simpatici – non come i piccioni – per cui non li ucciderò. Li metto nella gabbietta insieme con gli altri e, considerate le energie che hanno consumato per stimolare la mia mente, li nutro. Metto un po’ di pappa nel distributore e nei due piatti che lascio nel corridoio per i dubby vaganti.
 
Mai dimenticarsi di nutrire i dubby.
(…)
 
di Marco Lazzarotto,
tratto da  “Le mie cose” , ISBN 978-88-461-0093-1, Ed. Instar Libri
 
 
 
{si consiglia vivamente l'ascolto dei Pixies durante la lettura}
postato da: SurferRosa alle ore 00:25 | Link | commenti (20)
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martedì, 28 ottobre 2008
E parlo male
 
ma penso peggio…
 
(Marta Sui Tubi, "Licantropo", da Sushi e Coca, 2008)
 
 
 
 

Castello di Brescia 2

postato da: SurferRosa alle ore 11:05 | Link | commenti (6)
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domenica, 26 ottobre 2008

"...vedo il fantasma della libertà
che riempie il vuoto della vita..."

[ Fluxus, "Tutto da rifare", da Pura Lana Vergine, 1998 ]

L'autobus si inclina mentre slitta sulla rotonda posta a pochi metri dallo stadio Rigamonti.
Vedo i riflettori sbucare alla grande da un' accozzaglia di gradinate consunte.
Il ricordo rimbalza come un pallone che vola  sulle geometrie giocate da Roberto Baggio.
Il geniale piede chirurgico ha tracciato disegni indelebili sull'erba che dal suo ritiro è già stata tagliata migliaia di volte.
Immagino che sotto al nuovo manto crescano spolette di filo colorato che intrecciano le traiettorie di Roberto per non perderne memoria.
Beh, io le ho tutte messe al sicuro negli occhi e in un paio di dvd commemorativi.
Mentre la coda di automobili riprende a muoversi lascio cadere questi ricordi nostalgici per raccogliere il lettore mp3 dalla tracolla.
Con una mano scelgo le canzoni, con l'altra stringo il cellulare per mandare un messaggio.
Alla fermata successiva sale una donna che si siede al mio fianco.
Nel frattempo nelle cuffiette sta girando a tutto volume "Liar" della Rollins Band.
Sorrido immensamente pensando ad Henry Rollins bardato dal "costumino" che indossava nel video ma mi interrompo perchè noto che la signora sta parlando da un pò di tempo... con me.
La donna, in un dialetto terrificante, mi fa notare come ad ogni fermata salga un extracomunitario con il lettore mp3 e il cellulare (proprio i due oggetti che anche io al momento sto tenendo in mano).
Pare che l'accusa delirante sia un'eccessiva ricchezza che non dovrebbe calzare a persone "così", mi dice che  "loro stanno meglio di noi".
Le faccio notare che io ho gli stessi gingillini e che, in fin dei conti, se li può permettere anche un qualsiasi lavoratore non assicurato che penzola ogni giorno dalle impalcature dei cantieri che ci circondano.
Le chiedo quanti anni hanno i suoi nipoti e quanti cellulari posseggono: 12 e 13 anni, 4 cellulari e 2 lettori mp3. Cerco di dirle che non mi identifico nel suo "noi" ma non c'è nemmeno gusto ad intavolare una discussione sui suoi problemi di razzismo, invidia e obso-letame vari: non mi capisce.

Mi giro desiderando che alla prossima fermata salga Henry Rollins: incazzato e pronto a dispensare fortissime testate sulla fronte altrui.
Magari in pantaloncini e sudato....

 

postato da: SurferRosa alle ore 15:59 | Link | commenti (4)
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martedì, 16 settembre 2008

Stessa cosa vale per la scrittura: posso spiegarla ricorrendo a una nomenclatura criticistica o ingegneristica, e non avrò ancora detto niente sull'essenza – tutt'al più, molto sull'inessenza, dicendo come per tanti campi del sapere, che cosa non è. Chi non è scrittore non sa che farsene delle teorie sulla scrittura, chi lo è non ne ha bisogno. Uno scrittore vero è allo stesso tempo il teorico più qualificato nel suo campo, non ha bisogno di articolare i problemi inerenti alla propria arte: li individua arandoli, e basta. Scrivere un romanzo è l'unica possibile teoria dello scrivere. Tutto il resto riguarda o il leggere o è gettone di presenza.

 

(Aldo Busi da Sodomie in corpo 11)

postato da: SurferRosa alle ore 19:45 | Link | commenti (16)
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sabato, 13 settembre 2008

 

venezia

 

Bruciano ogni traccia che trovano i Venezia, l'aria mossa dalla potenza delle note si attacca alla pelle come cipria impalpabile che da nuova luce. Ascoltarli è come versare un bicchiere di cenere dentro le vene e sentire il sangue scorrere denso, a grumi....."il corpo e l'abisso".

Ascoltarli: niente è come prima.

 

postato da: SurferRosa alle ore 14:51 | Link | commenti (9)
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venerdì, 22 agosto 2008
...per altri è già mattino
per me è cielo capovolto....
 
[ Quintorigo, "illune (ninna nanna)", 2003 ]
 
 
 
 
E' cominciato tutto da mio fratello.
Tornava a casa decisamente fumato e per prendere sonno accendeva lo stereo a basso volume.
Solitamente si trattava di N.W.O.B.H.M.  intervallato a, quando si sentiva romantico, qualcosa di Ozzy Osbourne con Zakk Wilde già in scuderia.
 
Avevamo 16, lui, ed 8 anni, io.
 
Oltre la prima sdegnata sorpresa tipica di chi vorrebbe dormire e basta dato che  la mattina dopo (così sempre dalla 1° alla 5° elementare) mi avrebbe aspettata al varco la maestra che immancabilmente portava in “regalo” a tutti i pargoli della classe i dannatamente immarcescibili santini elettorali di democrazia cristiana torniti da rosari e vangeli vari (aveva un “occhio di riguardo” per me in quanto di risapute progenie socialiste) e  dopo il primo paio di canzoni mi sembrava di volare nel letto, lungo le melodie e dentro qualsiasi assolo.
 
Poche notti dopo (estorto il walkman alla nonna) quando lui tornava ero già sotto le coperte da ore con la musica che "facevo" io.  
Mi cimentavo nelle prime rudimentali complilations con nutrita soddisfazione: pezzi brutalmente tagliati nel finale, volumi che traballavano, intro sfasati, no filo logico.
Dal 1991 al 1996 l’appuntamento fisso è stato con  le voci salvifiche Planet Rock.
 
Ora, quando dormo sola, il cuscino è diventato una specie di conchiglia.
La sua federa è il ripostiglio di seta del lettore Mp3.
Se ci appoggio bene l’orecchio posso sentire l’eco del mare, solo che questa è una marea minacciosa dove le chiavi di violino sono solite giocare come squali famelici che circondano la preda ed è incredibilmente difficile liberarsi da certi ritmi!
 
Così, sul materasso, è un dimenare di polpacci e polpastrelli.
La pancia in giù, gli occhi ben strizzati a racchiudere la totale oscurità del momento.
La voce si ritrae nei meandri della gola spingendo fuori solamente aria calda che da l’illusione di cantare ad alta voce.
 
L’oscillare delle lenzuola è il metronomo.
 
 
 
Sogni d’oro.
 
 
 
postato da: SurferRosa alle ore 17:05 | Link | commenti (22)
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lunedì, 05 maggio 2008
postato da: SurferRosa alle ore 13:10 | Link | commenti (34)
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lunedì, 28 aprile 2008
28 Aprile 2007
 
 
 
Tra tutte le lettere che saprei scrivere
Nessuna ha il fascino di questa -
Sillabe di Velluto -
Frasi di Seta,
Profondità marine di Rubino
Mai prosciugate, e Labbra celate,
Per Te - Tu immaginala come un Colibrì -
Che a piccoli sorsi, ha centellinato - me -


(Emily Dickinson - 1862)
postato da: SurferRosa alle ore 00:00 | Link | commenti (14)
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venerdì, 18 aprile 2008

Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo

Chiostro della Chiesa del Carmine (BS)

17 Aprile 2008

Gatto Ciliegia Vs il Grande Freddo, Chiostro della chie

 

Gatto Ciliegia Vs il Grande Freddo, Chiostro della chie

 

Gatto Ciliegia Vs il Grande Freddo, Chiostro della chie

postato da: SurferRosa alle ore 14:13 | Link | commenti (15)
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sabato, 12 aprile 2008
You have the right to free
speech as long as you're not
dumb enough to actually try it
 
(The Clash, KNOW YOUR RIGHTS, da “Combat Rock”, 1982)
 
marruca elettorale, 12 aprile 2008
 
 
postato da: SurferRosa alle ore 11:44 | Link | commenti (10)
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lunedì, 07 aprile 2008
E’ la stessa cosa, che è viva e morta
che è desta e dormiente, che è giovane e vecchia.
Queste cose, infatti, ricadono nel mutamento in quelle,
e quelle viceversa in queste.
 
(Eraclito, Frammenti 88)
 
 
 
Checchè se ne dica del quadro economico nazionale in questa valle circolano parecchi soldi.
Stanno ristrutturando tutto e anche costruendo da capo.
Nuove case, spazi che vanno a rimpicciolire lo spazio.
 
La casa dei vicini, lentamente, si è fatta testimone di un orrendo senso dell’estetica contemporanea.
Orrendamente moderno per le recinzioni e citofoni telecamera.
Ridicolmente obsoleto nelle lanterne a forma di ragno attaccate ai muri e nelle pietre a vista mischiate ai lastroni di vetro della veranda.  Le pareti lisce sono di un triste rosa grembiulino da prima elementare.
 
Di recente, lungo tutto il perimetro esterno, si è aggiunto una specie di pavet poroso.
Il cane, un cocker di nome Rocky in tributo al pugile cinematografico, è il tipico canide da caccia che vive in spazi ristretti. Coda mozzata, occhi spenti, latrato isterico, aggressività perenne. Insostenibile.
 
Dalla mia camera, se lascio aperta la portafinestra specialmente di sabato, sento la padrona rincasare ed inoltrarsi nel rito della merda.
Entra in cucina per posare la giacca nera e guadagnare la spazzola da bucato di plastica bianca.
Sigaretta in bocca, cammina spedita. Spalanca le ante e le finestre della camera della figlia, accende lo stereo a tutto volume perché deve sentirlo mentre è nel cortile a pulire.  Per una buona mezz’ora delizia qualsiasi essere vivente con della musica da balera. La più scadente che la discografia abbia mai prodotto.
Io riesco comunque a sentire il rumore della spazzola che raschia gli stronzi del cane dalle piastrelle del pavet, sento le secchiate d’acqua che tentano di lavare via la piscia del quadrupede.
 
Quando arriva un componente della famiglia accadono sempre scene a cui è difficile sottrarsi, piene di magnetismo forzato. Nel senso che anche con i vetri sigillati è impossibile non sentirli urlare per capirsi visto che il volume della musica è troppo alto.
 
E, cascasse il mondo, ogni sabato questa piazzata è accompagnata da un solo di sax pedestre.
 
 
 
 
 
 
 
 
In ascolto:
 
• The Beatles, Sergent Pepper's Lonely Hearts Club Band, 1967
• Ritmo Tribale, Psycorsonica, 1995
• Bjork, Post, 1995
• Assalti Frontali, Conflitto, 1996
• Brad, Interiors, 1997
• Le luci della centrale elettrica, st, 2007
• Sharon Jones & The Dap-Kings, 100 Days 100 Nights, 2007
• DonVito e i Veleno, Hell Mundo!, 2008
• Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, Disconoir, 2008
• Paolo Benvegnù, Le labbra, 2008
 
 
 
 
 
 
postato da: SurferRosa alle ore 00:29 | Link | commenti (9)
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mercoledì, 26 marzo 2008
 
your infection, please
i haven't got all night
 
                                   (Greg Dulli, 1993)
 
 

 

 

The Afghan Whigs, Gentlemen in my bedroom

postato da: SurferRosa alle ore 23:10 | Link | commenti (16)
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