Se io sono il contrario di me da che cosa mi sento diverso?
Utente: SurferRosa
Nome: Due B
Una marruca. Racconto a caso, senza capo ne coda ma con tanto guscio. Costantemente in viaggio tra Brescia, Bologna e la Valle Caudina.
Hanno detto!
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mercoledì, 28 febbraio 2007
BUONGIORNO (al mio ballerino)
 
Sono costretta a pensare, alla morsa soprattutto.
Però immagina per un attimo dove ho intenzione di scrivere.
Invece di afferrare un fazzoletto di carta e annotare i pensieri al buio potrei incominciare a disegnare le coperte.
Dormire avvolti da una pellicola di parole, un magico involucro.
Lenzuola fresche di frasi, materassi imbastiti di romanzi….
E federe abbinate dalla poesia per le nostre teste!
 
 
 
"Musicala questa traversata":
Tetes de Bois, Ferré l'amore e la rivolta, 2002
Portishead, Roseland NYC live, 1998
mensola camera gattopardo
postato da: SurferRosa alle ore 11:44 | Link | commenti (3)
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domenica, 25 febbraio 2007
Percorrere la strada principale fino alla stazione,
nessun suono, nessun suono,
non un singolo suono di passi, di motore,
di lampada che brucia, di vetro, di legno, di metallo, di cuoio, di carta bagnata,
né un urlo né un sospiro,
solo un grande boato, solo frequenze medie….
 
 
(Le cose che non cambiano mai poi cambiano in un minimo limite di tempo –
FLUXUS “pura lana vergine” 1998)

 

Roma, 19 marzo 2005 18-30

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi manca la tua saliva, Roma!
E  labbra da cui attingerla…
 
postato da: SurferRosa alle ore 19:42 | Link | commenti (8)
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sabato, 24 febbraio 2007
“Eravamo la cornice di un romanzo medievale:
noi, gli eletti, riuniti in una casa che cadeva
a pezzi, immersi nel silenzio dei pomeriggi
d’agosto e fuori, fuori la peste.”
 
(Massimo Volume, stagioni, 1997)
 
 
Vorrei intromettermi di nascosto nell’eccezionale cerchia scritta fondata da Hans Castorp, Settembrini e Naphta.
Nel corso dei sette anni consumati nel sanatorio di Davos avrei tempo per mimetizzarmi frammezzo al trio tubercolotico alla ricerca del sapere.
 
Silenziosa per rispetto ma pronta a piazzare novelle inquietudini allorché qualcuno esiti a pronunciarle.
E non aspetterei la fine, o quasi, del romanzo per condurre un grammofono al sanatorio.
 
Lo pianterei nella pagina uno, con il suo bel seme del turbamento!
 
E alla faccia della simpatia per la vita piuttosto di quella per la morte i cinque pezzi preferiti di Hans sarebbero:
 
1)       “Strange Fruit”, Nina Simone
2)       “So real” Jeff Buckley
3)       “Jesus gonna be here” Tom Waits
4)       “Victory” Polly Jean Harvey
5)       “The refused party program” Refused
 
 
Ehi Thomas Mann: svelto, portami alla montagna incantata!
postato da: SurferRosa alle ore 20:28 | Link | commenti (8)
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giovedì, 22 febbraio 2007
Oggi è Domenica, domani si muore,
oggi mi vesto di seta e d’amore…
 
(Pier Paolo Pasolini, da Poesie a Casarsa 1941-43)
 
 
Come nel 1998!
La crisi di governo mi consuma come fece nell’annus horribilis in cui maledivo di avere soli 17 anni e, ovvio, di non avere ancora acquisito il diritto di voto che è ancora uno dei miei diritti preferiti.
Quella settimana stetti a casa da scuola per seguire tutti i dibattimenti delle camere, recentemente ho trovato i vecchi libretti delle assenze che testimoniano la totale disforia che mi flagellava tramite la meravigliosa giustificazione, ovvero:
“crisi di governo”.
 
Una volta tornata a scuola il prof. “scaragnato” in cattedra accolse il mio libretto delle assenze con uno sguardo che lasciava trapelare un “Belleri, ma vaffan….”.
 
Non riesco ancora a postillare i violenti avvenimenti degli ultimi tempi, la messinscena non è iniziata l’altro ieri. Aspetto che la temperatura scenda, mi godo la febbre.
 
Rinviene comunque l’annoso adagio di:
 
Fanta calcio,
sprite politca,
BUUUUUUUUUURP!
 
 
 
 
Etcì:
* Razione K (potete e DOVETE trovare le puntate qua, cioè lì)
* Eagles of Death Metal, “Peace, love and death metal”
* Sonic Youth, “Dirty”
postato da: SurferRosa alle ore 23:13 | Link | commenti (12)
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martedì, 20 febbraio 2007
Ende neu,
Pablo und Tenco!
Pablo, cane cavallo
pablo 3 apr 05 13 .57
 Tenco
Tenco, 1 maggio 05
In questo nuovo spazio, in questa nuova fine mancavano solo loro due a farmi compagnia.
Tuttavia preferisco farli accompagnare e guidare dalle parole di un’altra persona poiché febbre e sentimenti sono una combinazione pericolosa per le esternazioni della sottoscritta (non che in condizioni ottimali qualcosa possa migliorare).
Spero almeno che questo mucchio della circostanza ammalaticcia (mi assale dannazione) produca del materiale onirico come si deve.
Con l’ultima febbre ho sognato di esser sul palco a suonare con Joshua Homme...
 
Arf:
Marta sui Tubi, “Muscoli e dei”
One Dimensional Man, “1000 doses of love!”
Zu, “Igneo”
Syd Barrett, “The Peel Sessions”
 
 
Cavalieri e Fanti di Franco Marcoaldi (ANIMALI INVERSI)
 
Se aveste mai dormito con un gatto
o con un cane adagiato sopra al grembo,
ora conoscereste un altro sonno –
anch’esso animato da sogni
e da fantasmi, ma indenne da mentali
avvitamenti e conseguenti crucci e vacui spasmi –
proteso al cuore originario della vita:
l’uno da cui siamo venuti tutti
e a cui tutti torneremo.
Se aveste mai dormito con un gatto
o con un cane adagiato sopra al grembo,
ora sapreste cos’è la vera pace:
la felicità di assentarsi
dal frastuono e assieme
la prontezza di non mancare
mai all’appuntamento buono.
Se aveste mai dormito con un gatto
o con un cane adagiato sopra al grembo,
ora sapreste che la metamorfosi è possibile –
che uomo e gatto e cane sono entità volatili e cangianti: nel sonno
condiviso scompaiono le stinte
gerarchie tra cavalieri e fanti.
postato da: SurferRosa alle ore 23:34 | Link | commenti (15)
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lunedì, 19 febbraio 2007
Dei, l’oro.
 
«la facoltà di non sentire
la possibilità di non guardare
il buonsenso
la logica
i fatti
le opinioni
le raccomandazioni
occorre essere attenti per essere padroni di se stessi»
 
(C.S.I., Linea Gotica, 1996)
 
 
 
 
“Uno dei loro” è l’espressione che meno tollero e che più mi offende.
 
Viene usata da novelli cocciuti simil Guy Montag, badate: senza possibilità di redenzione, per indicare uno straniero.
Come il biondo pompiere incendiario (eh, ormai lo identifico con il viso dell’attore che lo rese famoso nel 1966 al cinema, cioè Oskar Werner) con questa sentenza provvedono a bruciare la cultura.
Il pericolo delle carta scritta, protagonista dello scenario braduburiano, divenuto reale più volte durante il corso della storia, corrisponde all’attuale minaccia degli “invasori” immigrati.
Il concetto dispregiativo di razza non ha mai avuto ragione d’esistere, eppure resiste ed è di una violenza assoluta.
 
Tornate alla ragione come poi fece Montag, vi prego. 
 
  
 
 
Suonati:
Hüsker Dü "Flip your wig"
The Smiths “Complete Peel Sessions 1983/1986”
Blonde Redhead "Fake can be just as good"
Bjork "Medulla"
At the Drive-In "Hell Paso"
postato da: SurferRosa alle ore 23:30 | Link | commenti (11)
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sabato, 17 febbraio 2007
Depuis toujour                                 Da sempre
Toute la nuit                                    Tutta la notte
La nuit a randez-vous                      La notte ha appuntamento
Avec le jour                                     Col giorno
Mais chaque nuit                             Ma ogni notte
Depuis toujour                                 Da sempre
Elle est obligée                                E’ costretta
De partire avant lui...                       A andarsene prima di lui...
 
(Nuit Blanche, Notte Bianca, Jacques Prévert)
 
 
 
 
LOTTA A(r)MATA ?
 
Leggo di palestre per il terrorismo, sconci maitres à penser, Dei rivoluzionari  e altri penosi cancan di circostanza.
Archetipi dei più vetusti alibi umani che, nonostante la distinzione donata loro dall’aggettivo, non sono mai divenuti obsoleti.
E’ sempre colpa di qualcun altro, urge farsi manipolare a questo mondo e poi la lotta era l’unica via da prendere.
Emergenza di distruzione, aderire, sabotare, sovvertire, creare altri ordi(g)ni militareschi.
Colori con cui fabbricare bandiere e distintivi rubati ai partiti da mortificare, colori internati per sempre da quell’immaginario.
 
Dove sono  andati ad acquattarsi i volti scoperti, quali cupe chiocce li eclissano?
Le parole ingegnose sono le uniche armi da riporre nella fondina, il talento del verbo è il solo duello in cui buttarsi. Diversamente il sovvertimento sarà l’ennesimo mero ribaltamento, si tratterà di un altro estremo.
Estremo diverso, ciononostante parallelo.
 
Rimarranno erette solo le chiese e le galere?
 
Chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere, chiese e galere?
 
Se è tutto qua, se ci saranno solo chiese e galere, intanto vado a preparare i biscotti al cocco & cioccolato da portare alla festa di stasera.
Per il vino confido nel buon gusto dell’ospite imparentato, eh!
 
 
 
Suono da volantino del collettivo unicellulare:
Ritmo Tribale, “Kriminale”, 1989
Pixies, “Surfer Rosa”, 1988
Marco Parente, “L’Attuale Jungla”, 2004
Le Loup Garou, “Wipiti”,  1999
Mark Lanegan, “I’ll take care of you”, 1999
postato da: SurferRosa alle ore 09:31 | Link | commenti (6)
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giovedì, 15 febbraio 2007
Forse è il loro primo appuntamento.
Si saranno conosciuti con un’inserzione
sulla rivista Vita Ermeneutica:
 
“accademico 30enne desidera
conoscere donna interessata a Mozart,
James Joyce e sesso anale.”
 
(Alvy Singer a Annie Hall mentre sono in coda al cinema , “Io e Annie”, Woody Allen)
 
Io e Annie, insieme a Manatthan, è uno dei miei film beniamini di Woody Allen.
Conosco a memoria quasi ogni frase così quando guardo il film rido il triplo del dovuto.
Prima che la battuta venga pronunciata, mentre la battuta è in fase di pronunzia e quando la battuta è stata appena detta.
 
La sequenza della coda al  cinema  per vedere “the sorrow and the pity” (documentario di 4 ore sui nazisti) poi mi fa impazzire, mi immedesimo e mi rivedo nelle migliaia di volte in cui sono stata obbligata a subire i discorsi di altri.
Spocchiosi so tutto io della situazione, pontificatori della moda del momento e chi sa ancora che altro.
Ma il peggio al cinema avviene nella sala di proiezione, cellulari accessi e luminosi, opinioni e sbuffi starnazzati, chiacchiericcio a go-gò, ottusità palesata nel vernacolo locale.
Quindi non ricordo il tempo di andare in un cinema, mi sento menomata.
Vorrei intentare una causa a tutti gli idioti che mi hanno rovinato la visione cinematografica di diverse pellicole.
Da quando in qua si va al cinema per gracchiare? Limonata e palpatina no?
 
Non sto bene, sul serio, è dalla scorsa notte (che ho passato totalmente insonne) che non sto bene.
Ho dei presentimenti esiziali, mi sembra di essere tornata nell’autunno del 1998.
Mi gira la testa, sento le voci di Palazzo Chigi esibirsi in rutti esasperanti….
 
Mi tengono però allegra la saggezza e gli umori popolari, qualcuno benedica i fugaci poeti delle città.
In quella specie di cul de sac posto tra via Mazzini e via Trieste di Brescia (per intenderci nella zona della mia ex università e delle Edizioni Paoline) qualche genio dell’urbe, sgorbiando un muro con un pennino color blu indaco, ha condiviso questo adagio con i pedoni:
 
“Ruini ti odio,
Rutelli ti stupro” .
 
 
 
Musica del malessere:
Demetrio Stratos, Cantare la voce
Motorpsycho and Jaga Jazzist Horns, In the Fishtank volume 10
Vincent Gallo,  Buffalo 66 original soundtrack
Cocteau Twins, Lullabies to Violaine
Scisma, Bombardano Cortina
postato da: SurferRosa alle ore 21:33 | Link | commenti (4)
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mercoledì, 14 febbraio 2007
...ventimila uomini si accostano, per una fantasia e per uno scherzo della fama, alla tomba come al letto per un pezzo di terra che nemmeno basta a coprire i morti...
 
(Amleto, Principe di Danimarca, da Hamlet, William Shakespeare, 1600)
 
 
Qua le giornate iniziano tardi, partono proprio quando si stanno sbrigando verso la fine. Seguono il fuso orario arraffato ad un’altra parte di mondo.
 
Ho dei ringraziamenti particolari da dedicare a Stefano, meglio noto come Bad Seed (il seme cattivo).
Amico di lunga data, uomo premuroso anche a distanza.  
Cuore pieno, indaffarato all’inseguimento della sua donna.
Ecco, Stefano si occupa delle mie orecchie da sempre, a dire la verità è un esercizio reciproco.
Con tempistiche sempre diverse ma magicamente puntuali.
Le cassette della posta sono le nostre confraternite, è dove ci diamo appuntamento. L’ho trovato ancora una volta ad aspettarmi la. Grazie!
 
Come dicevo in principio sono in ritardo. Il tredici è iniziato alle 19:45.
Due minuti prima del fatidico scoccare ho cambiato i pantaloni di corsa, ho messo le ballerine ai piedi, ho raccolto i capelli sulla testa facendoli assomigliare ad una girandola color miele.
Sotto la giacca la maglietta dell’Istituto Barlumen, protette dai guanti neri le mani con le loro unghie laccate di rosso, la spilla degli Smiths (regalata dal semino cattivo) appuntata ad arte sulla poppa sinistra.
 
Ci tenevo ad acconciarmi per un evento galante:
Lella Costa in Amleto al Teatro Odeon.
 
Il duetto Costa\Shakespeare, due esecutori a me notevolmente cari, è talmente portentoso che non riesco ancora a spiegare… è la stessa sensazione spiazzante che provo quando rivedo una punizione di Roberto Baggio e riesco solo a sentenziare con diversi “figa” seguiti da qualche onomatopeica sconnessa.
 
William sono andata a scovarlo durante delle mosce lezioni di inglese, versione originale a fianco per non perdere nemmeno una virgola della sua lingua e del suo ingegno scritto. Maestoso, attento e anticipatore. Mentre Lella....
Con Lella sul palco non c’è bisogno di nessuna scenografia che aiuti lo spettatore ad immedesimarsi nella scena o lasciarsi andare in una tiepida catarsi: tutti inutili orpelli al cospetto della sua bravura.
Ti fa entrare nella testa dei soggetti con una passione incontenibile e come se non bastasse è portatrice sana di una comicità mai grezza.
 
Non mi spiego le reazioni fredde del teatro tutto esaurito…
Inizio a non sopportare più le vecchie con la pelliccia e i loro mariti serventi col sigaro spento.
Puzzate di armadio e pessimo tabacco, non ridete alle citazioni di Marty Feldman: ma vaffanculo!
postato da: SurferRosa alle ore 02:22 | Link | commenti (4)
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martedì, 13 febbraio 2007
Io so la mia verità e voglio usare il cranio come un archibugio
per sparare la mia verità che non è inchiostro nero ma sangue che grandina gioia…
 
(Suggestionabili di Paolo Benvegnù, “Piccoli Fragilissimi Film”, 2004)
 
Descrivendo mi scovo a vestire i concetti di folti veli e spessi orditi.
Tutti questi strati pesanti e coprenti fanno in modo di denudare un pensiero, non lo nascondono ma bensì lo espongono.
Lo inchiodano e lo offrono a chiunque lo voglia spogliare a sua volta semplicemente leggendolo.
 
Mi piace questo trucco!
 
Stamane appena sveglia, ben contenta di aver trovato casa totalmente solinga, ho lasciato andare gli Area (International POPular Group) nello stereo.
La voce di Stratos non è mai di troppo, neanche quando ho bisogno di stare da sola.
postato da: SurferRosa alle ore 16:15 | Link | commenti (4)
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lunedì, 12 febbraio 2007
Lèo l’ho incontrato per caso, non molto tempo fa.
Mi è capitato addosso proprio come mi ha raggiunta questo raggio di colore.
 
  
arcobaleno in bagno
     arcobaleno bagno
 
                       baleno eye one 
 
 
 
PREFAZIONE (di Léo Ferré)
 
La poesia moderna non canta più... striscia.
Però ha il privilegio della distinzione... non frequenta le parole malfamate, anzi le ignora.
Si prendono le parole con le pinze: a "mestruale" si preferisce "periodico", e si ripetono dei termini medici che non dovrebbero uscire dai laboratori o dai trattati di medicina.
Lo snobismo scolastico che consiste nel non usare in poesia che certe parole ben definite, nel privarla di certe altre, che siano tecniche, mediche, popolari o dialettali, mi fa pensare al prestigio dei baciamano e delle vaschette lava dita.
Non sono le vaschette lava dita a rendere le mani pulite né il baciamano crea la tenerezza.
Non è la parola che fa la poesia, è la poesia che illustra la parola.
Gli scrivani che fanno ricorso alle dita per sapere se tornano i conti dei piedi, non sono dei poeti:
sono dei dattilografi.
Oggigiorno il poeta deve appartenere ad una casta, a un partito o al bel mondo.
Il poeta che non si sottomette è un uomo mutilato.
La poesia è un clamore e deve essere ascoltata come la musica.
La poesia destinata ad essere soltanto letta e rinchiusa in veste tipografica non è ultimata.
Il sesso le viene dato dalla corda vocale così come al violino viene dato dall'archetto.
Il riunirsi in mandrie è un segno dei tempi. Del nostro tempo.
Gli uomini che pensano in circolo hanno le idee curve.
Le società letterarie sono ancora la Società.
Il pensiero messo in comune è un pensiero comune.
Mozart è morto solo, accompagnato alla fossa comune da un cane e da dei fantasmi.
Renoir aveva le dita rovinate dai reumatismi.
Ravel aveva un tumore che gli risucchiò di colpo tutta la musica.
Beethoven era sordo.
Si dovette fare la questua per seppellire Bela Bartok.
Rutebeuf aveva fame.
Villon rubava per mangiare.
Tutti se ne fregano.
L'Arte non è un ufficio di antropometria.
La Luce si accende solo sulle tombe.
Noi viviamo in un'epoca epica ma non abbiamo più niente di epico.
Si vende la musica come il sapone da barba. La stessa disperazione si vende, non resta che trovare la formula giusta.
Tutto è pronto: i capitali
La pubblicità
I clienti
Chi dunque inventerà la disperazione?
Con i nostri aerei che fregano il sole.
Con i nostri magnetofoni che si ricordano delle "voci ormai spente", con le nostre anime ormeggiate in mezzo alla strada, noi siamo sull'orlo del vuoto, confezionati come carne in scatola, a veder passare le rivoluzioni.
Non dimenticate che l'ingombrante nella Morale, è che si tratta sempre della Morale degli Altri.
I canti più belli sono quelli di rivendicazione.
I versi devono fare l'amore nella testa dei popoli.
Alla scuola della poesia non si impara: CI SI BATTE.
postato da: SurferRosa alle ore 10:33 | Link | commenti (2)
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domenica, 11 febbraio 2007
…scuotimi da dentro
attivando la ridicola pudicità…
(“svecchiamento”, Scisma, 1997)
 
 
Del vapore che vuole confondersi con il soffitto sento solo un odore forse dolce.
Gli occhi, il naso e la bocca sono fuori dall’acqua.
Quello che riesco a intravedere dei seni fa immaginare una strana terra emersa di brividi.
Non vedo le dita dei piedi e tanto meno i capelli ma so che si adoperano sulla ceramica come ancore.
Nella stanza suonano i “Nine Inch Nails”, sott’acqua invece rimbombano amniotici e perdono il ritmo.
L’unica cosa a cui riesco pensare è che non ho ancora capito se mi piace o meno il cinema di Bernardo Bertolucci….
postato da: SurferRosa alle ore 13:24 | Link | commenti (5)
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sabato, 10 febbraio 2007
Sono ferito dall’abbandono ma quello che è giusto è giusto
e una pantofola a testa sarà un bel ricordo per entrambi.
Un ricordo dell’amore sconfitto marca de fonseca.
Pochi potrebbero vantare un trofeo del genere,
quasi nessuno nel mondo dei non feticisti.
Per lo spazzolino da denti sono indeciso:
se lo spezzo in due le lascio il tronchetto con le setole
o quello con il manico?
 
* Offlaga Disco Pax, “ Socialismo Tascabile
 (prove tecniche di trasmissione)” 2005 *
 
 
Non centra niente con la citazione sovrastante ma in serata stavo ascoltando “Shadow of a doubt” dei Sonic Youth quando la voce di Kim Gordon è capitata su di me con un tocco carezzevole a tal punto da, nulladimeno, conoscere il principio per divellere agevolmente il cervello.
 
Ascolto e puff: adieu sinapsi, bon voyage ragione, au revoir à tout le monde!
 
Non c’ero più ma tutto chiedeva di rimanere!
 
Sicché, malsicura sul da farsi, ho attraversato la fune sospesa che collega il mondo a Villa Incognito.
Penzolante nella nebbia ho dovuto recuperare una tripletta di pensieri che disorientassero le minacciose vertigini.
 
Trovato:
a) Nell’inverno del 1973 i militari americani Mars Albert Stubblefield, Dern V. Foley e Dickie Lee Goldwire, durante un’azione aerea di guerra, precipitarono tra Laos e Vietnam e decisero di non andarsene più facendosi credere dispersi dalle autorità;
b) Sono innamorata di Stubblefield e, dopo una notte lasciva con lui, vorrei indossare le sue vestaglie;
c) Tanuki non avrebbe paura di cadere, valorizzerebbe i suoi madornali testicoli impiegandoli come paracadute.
 
Non c’è che dire, dopo avere attraversato tutti gli avamposti mi sono trovata tra le pagine create da Tom Robbins.
A differenza degli altri libri di cui parlai tempo fa (Werther e Castorp per intenderci), in questa opera non mi mimetizzerei tra le pagine per dare delle amorevoli scoppole correttive ai protagonisti. No!
Aggiungerei una comparsata giusto per il mio esclusivo sollazzo, tutto qua.
 
Ho portato del vino della Franciacorta, una scorta di cartine buone e le scarpe comode per ballare.
E nel vederlo a mollo sul divano gli ho detto “non si può stare fermi con gli Offlaga Disco Pax, avvicinati Mars Albert”!
 
“We only rise above mediocrity when there's something at stake”, sagge parole caro Stubblefield.
 
L’infiltrata,
B.
 
 
 
 
Ascolti in villa:
Nina Simone, “In Concert 1964”, ristampa 2006
Petra Magoni E Ferruccio Spinetti, “Musica Nuda 1”, 2004
Offlaga Disco Pax, “Socialismo Tascabile”, 2005
Sonic Youth, “Evol”, 1986
Syd Barrett, “The Peel Sessions”, 1987
Melvins, “A senile animal”, 2006
Motorpsycho, “Roadwork, Vol. 2”, 2003
postato da: SurferRosa alle ore 12:45 | Link | commenti (6)
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venerdì, 09 febbraio 2007
“C’è una crepa nella mia visione
e la follia l’attraverserà sempre.
Chinati su di me, al capezzale della mia follia,
e lasciami in piedi senza grucce”
 
(Anaïs Nin, La casa dell’incesto, 1936)
 
satellite nell
lingua b 22.9.2004
lobo b 22.9.2004
postato da: SurferRosa alle ore 21:13 | Link | commenti (2)
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giovedì, 08 febbraio 2007
Nature is a language - can't you read ?
Nature is a language - can't you read ?
So ask me, ask me, ask me,
ask me, ask me, ask me,
because if it's not love then it's the bomb,
the bomb, the bomb, the bomb,
the bomb, the bomb, the bomb
that will bring us together...
 
(The Smiths, “ask”, 1986)
 
 
 
Nella gola, assieme al gusto del pirlo fresco (http://it.wikipedia.org/wiki/Pirlo), rimangono a riposare diverse domande.
Per tornare a casa salgo al volo sulla corriera e noto, con delusione, che questa volta l’obliteratrice è immacolata, quando invece sull’aggeggio giallo l'altro giorno c’era appiccicata una figurina di Roberto Baggio.
In qualche modo raccolgo i capelli rovinati dalla pioggia, li accomodo sotto al colletto del cappotto nero.
Passo i polpastrelli delle dita dagli zigomi agli occhi per cancellare eventuali segni neri lasciati dal mascara e dall’eye liner.
Buona parte della statale triumplina scivola a rilento, le voci dei passeggeri diventano urli.
Per evadere l’obbligo di ascolto di questi screanzati individui, e dei loro berci, mi ritaglio uno spazio sonoro grazie alla musica in cuffia.
La testa arretra contro al sedile. Dal finestrino, oltre alla mia immagine riflessa, vedo qualche rimasuglio del giorno entrare nel tempo della sera.
Le ombre spariscono quasi del tutto, assorbite in una mantella di buio e pioggia.
I fari delle automobili si alternano sulle pozzanghere, sembrano delle sottili pellicole d’oro.
Arrivano e scompaiono in un niente ma, ai passanti e a chiunque osservi, lasciano questo effetto ottico.
 
Così la memoria dell’oro si concentra tutta su Dongo, riva nord-ovest del lago di Como.
Chilogrammi di lingotti, infiniti fogli di banconote eccetera eccetera….
 
Quel tesoro di guerra ha lasciato impronte e indizi netti.
Chiedete a Gianna e Neri, per cominciare.
 
 
 
 
Musica da viaggio:
The Pop Group, Y, 1978
Tv on the Radio, Return to cookie mountain, 2006
La Fabbrica di Polli, poadcast.
postato da: SurferRosa alle ore 20:47 | Link | commenti (6)
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