Se io sono il contrario di me da che cosa mi sento diverso?
Utente: SurferRosa
Nome: Due B
Una marruca. Racconto a caso, senza capo ne coda ma con tanto guscio. Costantemente in viaggio tra Brescia, Bologna e la Valle Caudina.
Hanno detto!
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lunedì, 30 aprile 2007
Sul palco capisco che è bravo,
a terra il poeta che è.
 
(Tre Allegri Ragazzi Morti, 2007)
 
 
 
 
 
28 Aprile, in treno: Brescia, Verona → Bologna
 
Parto per cercare chi rammenda i pugni stretti attorno a un pensiero.
Trapassando cunicoli assurdi perché sono tutti alla luce del sole.
Invece di rimanere divisa in inutili feudi di carne spacco il binario in due prima del colpo di grazia.
 
Arriverà sempre ma non adesso...
postato da: SurferRosa alle ore 11:51 | Link | commenti (2)
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giovedì, 26 aprile 2007
We need new noise ,
new art for the real people.
We lack the motion to move
to the new beat.
We dance to all the wrong songs and
we enjoy all the wrong moves.
We're not leading.
Yeah.
The new beat.
 
(Refused, New noise, da The Shape of Punk to Come, 1998)
 
 
 
 
Dolori bizzarri degli altri diventati anche miei.
Due giorni e mezzo di camera ardente più funerale.
Non ho potuto nascondermi dentro nessuna giacca, c'era solo C. da difendere.
I separé metafisici non li hanno ancora inventati.
Nella prima fila del corteo funebre ho ripetutamente pensato che se il carro funebre fosse esploso io sarei scomparsa.
Così, senza nessuna musica particolare. Solo un rumore maleducato.
Per tutta la lunghezza della camminata a rilento ho avuto le orecchie contrite dalle orazioni non-stop manovrate dalle perpetue microfonate che, purtroppo da vive, precedevano il mesto corteo.
Ci sarebbe da valutare l’idea del playback, davvero.
O almeno distribuire qualche gadget per i bambini....
Toh!
 
postato da: SurferRosa alle ore 23:40 | Link | commenti (6)
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mercoledì, 25 aprile 2007
SCESI DALL'AUTO A TOCCARE IL MONDO
COME VENUTI DALLE STELLE
CI GUARDAVAMO ATTORNO SENZA FRETTA
I COLLETTI ALZATI DELLE GIACCHE
ERANO RONDINI SENZA VENTO
 
(Lalli, Brigata Partigiana Alphaville, 1998)
 
 
La popolazione salva è ancora tutta stordita, chi gira di qua, che cerca di la, un piccolo rumore li fa sussultare e guardare il cielo; da una casa vicina si vede estrarre un cavallo quindi una donna ancora in fiamme.
 
In centro poche case in piedi, buche di bombe in ogni strada ed in ogni angolo, i bei palazzi ed edifici tutti distrutti, solamente le statue di Goethe e di un altro grande musicista in piedi, il fuoco divampa perfino sopra i più piccoli cumuli di macerie, i bombardieri han fatto nuove strade.
 
E’ solo un piccolo istante perché una seconda ondata ci fa udire gli scoppi ancora più vicini, un amico bresciano mi rivolge la parola dicendomi “Belleri questa è la nostra”, con calma gli rispondo “cosa vuoi farci?".
 
 
Amilcare Cipriano Belleri, estratti dal Diario di prigionia 1944/1945
 
 
 Amilcare Belleri (22/4/1922 - 22/10/1992)
postato da: SurferRosa alle ore 13:39 | Link | commenti (6)
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sabato, 21 aprile 2007
…Uno sboccio di fuoco dentro il buio,
come quel lume rosso
che sanguina tra gli alberi….
 
(Jazz melanconico, Cesare Pavese, 1-2 Novembre 1929)
 
 
 
Nella desolazione affollata di una statale all’ora di punta sono senza un dizionario che mi faccia passare il tempo.
 
In autobus l’odore dell’India e degli oli lubrificanti delle officine metalmeccaniche della Valtrompia spingono via tutte le facce di Arturo Bandini che sembravano essersi dipinte sui volti dei passeggeri indagatori passati.
Tanto qua non c’è seduto nessun John Fante che sappia rendere giustizia…
 
Lungo i bordi macinati delle rotonde asfissiano branchi di papaveri di smog, petali di fiele trasparente.
 
Voglio coglierli anche a Bologna, il biglietto del treno è già nel portafogli.
 
 
 
 
 
 
Perturbazione, Pianissimo Fortissimo , 2007
Nine Inch Nails, The downward spiral, 1994
Sleater Kinney, Dig me out, 1997
postato da: SurferRosa alle ore 22:44 | Link | commenti (6)
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giovedì, 19 aprile 2007
Clichy, 14 agosto 1932.
 
(…) Ho detto che è un sogno pazzesco – ma è questo il sogno che voglio realizzare.
Vita e letteratura combinate, e l’amore a fare da dinamo, e tu con la tua anima camaleontica che mi dai mille amori, sempre ben ferma, quale sia la tempesta, a casa o ovunque ci troviamo.
E al mattino, continuando quello che abbiamo interrotto: resurrezione dopo resurrezione.
Tu che affermi te stessa, che conduci la vita ricca, varia, che desideri; e più affermi te stessa, più mi vuoi, più hai bisogno di me.
La tua voce che si fa più roca, più profonda, i tuoi occhi più neri, il tuo sangue più denso, il tuo corpo più pieno.
Una voluttuosa schiavitù e tirannica necessità.
Più crudele adesso di prima – consapevolmente, cocciutamente crudele.
L’insaziabile delizia dell’esperienza.
 
 
HVM (Henry Miller)
 
 
 
Smetto di cercarlo sotto i portici della nebbia, le arcate di mattoni hanno lasciato andare il fantasma di Henry Miller ma ne hanno conservato tutta la memoria.
 
Ho afferrato l’agio per spogliare queste parole che non sono mie solo per dire che adesso fanno parte di N.
 
postato da: SurferRosa alle ore 10:40 | Link | commenti
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mercoledì, 18 aprile 2007
Prima della caduta avremmo potuto volare...
 
(Santo Niente, 'Prima della caduta', 2005)
 
 
 
 Pupazzi Giustiziati (Ponte Zanano, 18 aprile 2007)
postato da: SurferRosa alle ore 13:43 | Link | commenti (10)
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lunedì, 16 aprile 2007
« Voici enfin dévoilée par un aute elle-même inviolable
la personalité inconnue poétique
de Violette Nozières
meurtrière come on est peintre »
 
Ecco finalmente svelata da un’altra se stessa inviolabile
la personalità sconosciuta poetica
di Violette Nozières
assassina come uno è pittore.
 
- Guy Rosey, Revolution Surréaliste, 1933 -
 
 
 
 
Li accartoccio, li compatto e gli do una forma sferica con il nastro adesivo di carta.
 
Tuttavia, a volte, gli altri racconti non ancora completati mi sgambettano a tradimento o mi tengono per la maglia da scrivere.
 
Bivaccano di corsa due metri dietro di me, fiatone e  mano alzata a mò di Baresi….
 
Il fuorigioco immaginario non esiste ancora per una poesia: tiè!
 
 
 
 
 
 
 
Oneida, Happy New Year
Noir Desir, 666 6667 club
Tori Amos, Boys for Pele
Uzeda, Out of Colours
Faithless, Forever Faithless
 
postato da: SurferRosa alle ore 22:59 | Link | commenti (10)
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sabato, 14 aprile 2007
Amo gli animali ma non sopporto di accudirli.
Morirò il sei gennaio 1984.
 
(Andrea Pazienza, autobiografia da Paese Sera, 4 gennaio 1981)
 
 
 
 
Non lo sogno più, Sandro disdegna pure le mie allucinazioni.
 
I nostri randez-vous onirico\psicotici consistevano in penosi momenti di defaillance fisico\sportiva ove lui mi rincorreva arzillo per poi superarmi con stile e senza sudore nonostante (maledetto!) avesse issata sul collo una sciarpa di lana d’alpaca in colori pastello.
 
Nel momento in cui riusciva a guardarmi negli occhi mi gridava: “suvvia giovane, son quisquiglie”.
 
Dopodiché  il tutto proseguiva inesorabile.
 
Io che raccoglievo in testa un suo colpo di pipa e svenivo prima di tagliare il traguardo.
 
Passato lo smarrimento invocavo l'intervento dei giudici di gara ma quelli erano già al Bar per farsi un aperitivo con il mitico Presidente.
 
Tra una patatina stantia e un alcolico annacquato i giudici sfogliavano con Sandro le strisce che Paz dedicò proprio al Pres. in persona.
 
Ecco, mò chi ha il coraggio di disturbarli?
 
Nessuna lacrima li arrugginisce ma nemmeno, ahimè, sala le mie minestre!
 
 
Sonic Youth, The Destroyed Room, 2006
The Go! Team, Thunder Lithning Strike, 2004
The Sugarcubes, It's It, 1999
 
 
 
 Sandro Pertini Pazienza
postato da: SurferRosa alle ore 15:04 | Link | commenti (9)
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mercoledì, 11 aprile 2007
9.9.1999
 
I don't believe in an interventionist God
But I know, darling, that you do
 
(Nick Cave & The Bad Seeds, Into my arms, 1997)
 
 
 
 
Eliminato l’orologio dal polso sottile, come linea del tempo uso altro.
In testa chiudo una pendola rumorosa che si avvia e oscilla a seconda della memoria, la musica intaglia tacche e ghirigori su tutti gli anni.
 
Nick Cave, Warren Ellis e Susan Stenger sono uno dei primi ricordi dei miei 18 anni.
Niente “Bad Seeds”, una sonatacantata solitaria e acustica tenuta assieme da pianoforte, voce, violino e basso in un cortile interno di Palazzo Ducale di Mantova.
 
Tornavo in quella che era stata la prima città, i campi e gli odori attinti nell’infanzia, ciononostante tutto veniva cancellato dai nervi scoperti delle canzoni lasciate senza l’impalcatura delle percussioni e senza la guaina delle chitarre elettriche.
 
Un girotondo al buio delle palpitazioni dei fari rossi e blu.
 
Scaletta del concerto:
Green eyes, West Country Girl, Sad waters, The mercy seat, Henry Lee, People ain’t no good, Papa won’t leave you Henry, Love letter, Straight to you, Stagger Lee, Far from me, The ship song, Into my arms, Right now i’m a roamin’, Brompton oratory, The loom of the land, Wild world, Little empty boat.
postato da: SurferRosa alle ore 13:01 | Link | commenti (7)
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domenica, 08 aprile 2007
Sud ind'a stu core
staje sì comm'e 'o sanghe
ind'e vvene meje…
 
(“Sudd”, Alamamegretta da “Animamigrante”, 1993)
 
 
 
 
 
Il santuario delle parole è momentaneamente chiuso per inventario.
 
Dev’essere così perché non sono più abile a trovare sillabe e motti all’altezza.
E’ un formicolio che interrompe il guizzo che dalla testa va alla matita stesa nella mano.
 
So solo continuare a gettare le dita nelle pieghe della coperta per frugare la scintilla di calore lasciata dal  corpo di N.
Il drappo brucerà senza che io mi renda conto che ormai quella vampa la sto alimentando strusciandomi come una gatta scossa dalla carica instancabile del desiderio.
Si spegnerà giusto in tempo per lasciarmi scendere dal treno nella stazione della città che lo starà abbracciando in quel periodo.
 
Curo questo pensiero di continuo, per strada non vengo distolta neppure dall’odore pungente della colonia in cui si imbevono i vecchi come se fossero dei grigi babà.
E non c’è attacco d’orchestra che mi porti via, è come se fossi sospesa a mezz’aria con diverse manciate di coriandoli che portano addosso lo stesso colore degli occhi di chi mi manca adesso.
 
Senza il mio ballerino gentile approdo alla fiera dei pianeti.
Passo il tempo con il naso all’insù, non devo controllare intrecci di piedi richiesti dalla danza.
Con un rimbalzo mi sforzo di godere delle molle delle nuvole per capitare nei pressi dei corpi celesti e dei loro satelliti in ombra.
Seguo le scioglievoli chiome delle comete che scelgono il Sud per scomparire perché è a Sud che voglio arrivare.
 
 
(Sentire e volere)
 
 
 
 
 
 
LENGUA, SEMMENTA:
 
Almamegretta  “Figli di Annibale” (1992)
                          “Animamigrante” (1993)
                          “Sanacore” (1995)
                          “Indubb” (1996)
                          “Lingo” (1998)
                          “4/4” (200)
                          “Imaginaria” (2001)
postato da: SurferRosa alle ore 17:31 | Link | commenti (6)
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sabato, 07 aprile 2007
 
«Scrivi, ti prego.
Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più.
Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi.
Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni.
Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca.
Comunque, questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è la porta da cui, se mai, potrai trovare scampo.
Scrivi, scrivi.
Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare.
(Forse)»
 
Dino Buzzati, da "Siamo spiacenti di".
 
 
 
1 Agosto 1998
postato da: SurferRosa alle ore 00:28 | Link | commenti (4)
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venerdì, 06 aprile 2007
Gli dei se ne vanno,
gli arrabbiati restano!
 
(Area, 1978)
 
 
Nemmeno una stella a riflettersi sulle unghie laccate di rosso.
La luna celata da un grumo di nuvole che i riflessi della poca luce hanno lasciato intendere come grigie.
 
Alle calcagna, per strada, solo gli occhi nascosti dei vicini spioni.
Pare che le prime visioni di questa zona non siano poi male.
C’è chi annota gli orari e le sfuriate, mai nessuno però si accorge dei colori e tanto meno delle risate.
 
Pablo come ogni venerdì è al mio fianco, abbandonato al guinzaglio reso necessario dalla presenza invadente e pericolosa di altri cani fatti diventare arma dai padroni che non li tirano mai indietro ma anzi li spronano alla zuffa.
 
Neanche un filo di alito scoperto, l’aria non ha rilevato la nostra presenza.
Non ha mai fatto freddo abbastanza per noi.
postato da: SurferRosa alle ore 23:38 | Link | commenti (3)
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mercoledì, 04 aprile 2007
Saccio comme volle 'o sanghe
e 'o core sbatte forte assaje,
quanno 'a voce d'a passione chiamma a te,
quanno zitto int' 'a na recchia
tu te siente 'e murmulià...
 
(Nun te scurdà, ALMAMEGRETTA, da “ Sanacore”, 1995)
 
 
 
 
Memento, 4 Marzo 2007: per Enne.
 
Stasera non ti propongo un ballo, anzi, dati i tuoi pellegrinaggi odierni ti tolgo le scarpe e ti accarezzo i piedi.
I miei piedi invece non si preoccupano di dover stare in punta per aiutarmi a baciarti.
Scalpitano, si flettono, mi spingono fino a te.
 
Cosa dici, ti va di lasciare la tua stanza così come io farò con la mia?
Ti va di uscire un attimo?
 
Stiamo per strada, su un tetto, troviamo un posto per noi, scegli cosa preferisci e io ti seguirò.
Una zona senza sonagli, uno spazio comodo per sdraiare tutti i nostri racconti.
 
Pensa, non serviranno i fili tesi e nemmeno le mollette per stendere i capi di poesia che portiamo addosso.
Non hanno bisogno di asciugarsi quei vestiti invisibili, stanno addosso anche quando sono fradici.
 
Racconta, non avere timore: quale tipo di lanugine poetica ti avvolge d'inverno e quale fresco cotone letterario ti protegge dal sole estivo?
Dimmi, quale volume di seta diventa il tuo copricapo?
 
Prima ero sotto la doccia e il tuo pensiero mi contendeva all'acqua che, gelosa, faceva di tutto per trattenermi li.
Ti ho seguito.
I capelli bagnati hanno lasciato un ingannevole sentiero di gocce che mi ha promesso che l'avrei ritrovato al momento giusto per tornare a casa da sola a scriverti.
E' andata proprio così, adesso sono tornata.
 
Per questa volta ti lascio con questa manciata di parole inadatte.
 
Così come il giorno in realtà non finisce mai (utile il calendario ma è solo una convenzione di scadenze) io, a dire la verità, non ho ancora smesso di pensarti……………..
postato da: SurferRosa alle ore 23:15 | Link | commenti (2)
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martedì, 03 aprile 2007
Guerrieri che in punto di lancia,
dal suol d'Oriente alla Francia,
di strage menaste gran vanto
e fra i nemici il lutto e il pianto,
davanti all'estrema nemica
non serve coraggio o fatica,
non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore.
 
(Fabrizio De Andrè, La Morte, Volume 1, 1967)
 
 
 
 
Il calibro dei simboli, delle parole e delle azioni può diventare più esiziale di quello di un’arma da fuoco!
 
L’attenzione prestata, la sapienza, la dimestichezza con la storia e la sua considerazione dove sono andate a chinarsi?
 
Sono una pessima consumatrice, quando devo andare a fare delle compere che non siano legate al pane, al vino, ai fiori, ai quotidiani o a qualche stramberia  mi viene da stare male.
Il progetto dei centri commerciali poi mi lacera, quella volta (forse) all’anno in cui vi metto piede il mio corpo, per ripicca e in perfetta combutta con la psiche, inscena uno spaventoso male di universo (Pessoa docet).
La sola possibilità di adoperare come luogo di ritrovo questi teatri dalla vitalità mingherlina mi annienta.
Persone in gabbia, stanno allevando intere generazioni in batteria come i polli….eppure non molto tempo fa il vicinato mormorava, con abbondante peperoncino nel culo, che quel grande complesso industriale dietro casa mia sarebbe stato convertito a centro commerciale. Che pizzicorio, erano tutti entusiasti!
 
Detto ciò non ho memoria di ardenti passioni per i “prodotti” e ammirazione per una particolare  marca.
 
Però sono sempre stata affascinata dagli indizi propagati dal corredo di una persona.
Tramite la stoffa, la trama, il colore e l’ordito è possibile (senza impiegare una speciale attenzione) risalire a diversi dettagli di un indossatore.
 
Così ho sentito girare la testa quando una mattina, con risolino da incantatore un negoziante mi voleva convincere della bellezza di una felpa riportante la scritta cubitale (tra l’altro orrendamente plasticata) “SAIGON’S VETERANS” o giù di lì.
 
Per il disagio il mio volto si è imporporato all’istante.
Senza curarsi della mia pacata obiezione, con tanto di piccolo ma saccente ripasso storico, il trafficante ha messo in piedi una spiegazione tanto ridicola quanto vera.
Al commercio non importa il riferimento politico\storico ma preme l’impatto estetico di un simbolo, qualunque esso sia.
  
Non arretro di una tonalità di rosso, seguiterò a denunciare il mio stupore e il mio imbarazzo a partire dall’epidermide accesa.
 
Non si tratta di tenere pinzillacchere cutanee ma piuttosto di rifiuto e repulsione dell’inciviltà confezionata dall’ignoranza.
 
 
 
Musica:
CSI, Ko de Mondo, 1994
Mr Bungle, California, 1999
Beck, Mutations, 1998
The Mars Volta, De-loused in the comatorium, 2003
postato da: SurferRosa alle ore 11:53 | Link | commenti (14)
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