Se io sono il contrario di me da che cosa mi sento diverso?
Utente: SurferRosa
Nome: Due B
Una marruca. Racconto a caso, senza capo ne coda ma con tanto guscio. Costantemente in viaggio tra Brescia, Bologna e la Valle Caudina.
Hanno detto!
Deposito
www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto pubbliche di marruca. Crea il tuo badge qui.
links

Fogli
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
venerdì, 22 giugno 2007

Michael Franti & The Spearhead, Brescia, 28 Agosto 2006

 

→ All the freaky people make the beauty of the world

 

postato da: SurferRosa alle ore 09:11 | Link | commenti (9)
categoria:
mercoledì, 20 giugno 2007
Down the old streets
in the backyards
I’ve gathered some fame
pet life saver, i am...
     
 
 
(Giardini di Mirò, Pet Life Saver)
 
 
In autostrada A4, spoglia di una qualche forma di musica che satolli,
l’autoradio manco per scherzo, i mezzi mobili divengono nobili strumenti distorti.
 
L’itinerante balera del catrame pizzica metri di canzone,
mi tocca pensare la musica per sentirla.
 
 
 
 
Uzi&Ari, “It’s freezing out”, 2006
Petrol, “Dal fondo”, 2007
Il Teatro degli Orrori, “Dell’Impero delle Tenebre”, 2007
Casasonica, “Manituana a soundtrack”, 2007
Betty Davis, Betty Davis, 1973
Misha, “Teardrop sweetheart”, 2007
Queens of the Stone Age, “Era Vulgaris”, 2007
Giardini di Mirò, “The Soft Touch E.P.”, 2002
Non voglio che Clara, s/t, 2006
postato da: SurferRosa alle ore 20:46 | Link | commenti (3)
categoria:
martedì, 19 giugno 2007

Specchio Fort  (17 aprile 2006)

 

 

{HO TROVATO LA TESTA PER TE}

postato da: SurferRosa alle ore 00:02 | Link | commenti (7)
categoria:
lunedì, 18 giugno 2007
Il
mio
senso di colpa
rallenta la fretta che ho…
 
China la testa,
china la testa…
 
(De Glaen, “dueuno”, 1998)
 
 
 
Ero a fare la spesa con la donna più insignificante del pianerottolo, tra i carrelli vuoti di senso e le corsie ordinate di generi da imbustare.
Lei era quel tipo di persona dall’idiozia doppia, tra le mura di casa faceva dannare chiunque sprovvista di ragione  mentre fuori dal nido non sapeva come chiedere spiegazioni sugli apparentemente mancanti punti della carta fedeltà.
Movenze spiritate davanti al banco del ritiro premi, avanti e indietro, tutto nel giro di sei mattonelle a dir tanto.
Senza aver chiesto informazioni alla commessa diceva che era inaudito, che appena il marito sarebbe tornato a casa dal lavoro l’avrebbe spedito qua ad urlare con i responsabili.
Io, calabrache per sfinimento, speravo in un attacco chimico nei paraggi delle riviste femminili.
Sarebbe stata una morte divertente, come ultima lettura della mia vita avrei potuto vantare la rubrica sul sesso di “top girl”, ma specialmente non l’avrei più sentita cianciare.
Dopo una decina di metri, esaurito il doloroso affaire inerente ai punti fedeltà , entravamo nel vicolo dei “cibi per animali, accessori per bicicletta e igiene della casa”.
Una triade impegnativa e maleodorante per la mia testa.
A bruciapelo mi affiancò un prete, spedito  ma non al punto da far tremare le pile di confezioni di crocchette per gatti.
Capivo che era lui a blaterare qualche corsia più in la, fino a quel punto eravamo sempre stati paralleli ma io pensavo si trattasse di un vociare costruito della mia immaginazione pur di non ascoltare l’altra maniaca.
Mentre mi guardava era già proiettato sulla prossima persona da molestare però non la smetteva di porgermi un santino e tirarmi la mano libera per farmelo accettare.
Ero imbarazzata per entrambi, il cristo in figurina adesiva era un accessorio orrendo.
Nemmeno una grafica migliore l’avrebbe potuto riabilitare.
L’icona adesiva era, per dimensioni ed estetica, uguale alle figurine del wrestling che si trovano nelle gomme da masticare di recente generazione (quelle boiate rettangolari rosastre e spaccadenti).
Beh, il prete non riusciva ad aprire il mio pugno e al mio rifiuto educato disse che mi sarebbe sicuramente successo qualcosa di brutto.
Durante la mia reazione poco carina si era già lanciato su un commesso che stava sistemando i fusti di acqua demineralizzata per il ferro da stiro.
Il povero omino (per capire consiglio di vedere i tetri camici in cui li costringono) era già accasciato di suo ma quando gli si mise dinnanzi la certezza di andare all’inferno se non avesse gradito il cadeau imposto si destreggiò nell’odierna traduzione de “l’apocalisse è quello che c’è già”, ovvero: <<lavoro all’Esselunga, veda lei>>.
 
 
 
 
 
Ascoltati:
 
♥ Battles, “Mirroed”, 2007
♥ Justice, “†”, 2007
♥ De Glaen, s/t, 1998
♥ Artemoltobuffa, “Stanotte stamattina”, 2004
♥ Feist, “The Reminder”, 2007
♥ Uochi Toki, “Vocapatch”, 2002
♥ Vanessa Van Basten , “La Stanza Di Swedenborg”, 2006
♥ Omar Rodriguez Lopez, “ Se Dice Bisonte No Bufalo”,  2007
♥ Massimo Volume, “Stanze”, 1993
♥ Aa.Vv., “Death Proof OST”, 2007
♥ M.I.A., “Arular”, 2005
♥ Ulan Bator, “Rodeo Massacre”, 2005
postato da: SurferRosa alle ore 15:41 | Link | commenti (9)
categoria:
sabato, 02 giugno 2007

 

Coit

 

 

Come i bambini che pur consumati dal gioco restano incapaci di congedarsi, sono sempre la prima ad aver sonno e l’ultima ad addormentarsi.
Nello strampalato talamo ho una prospettiva privilegiata, lo fisso mentre il sonno lo rende completamente indifeso per qualche ora al giorno.
Gli occhi chiusi, le palpebre a combaciare e come sigillo fila mischiate di ciglia color miele.
Scivola nel sogno e il suo corpo apre un balletto per via dei nervi che scherzano con lo scheletro su cui si attorcigliano per metri.
Allora, pure se chiusi, si muovono gli occhi.
Sotto pelle, chissà dove dovranno andare così di fretta?
Le ciglia, spostandosi per assecondare le biglie che sovrastano, assomigliano a due millepiedi attaccati ai bordi delle palpebre.
Poi scandisce non molti vagiti in una lingua incomprensibile che ha valore solo nell’istante dentro quel sogno.
Il portamento di mani e piedi  che si aggrappano al nulla mi rimanda alla scalata.
La roccia è come l’onirico, più sali la superficie e più ti addentri nella materia.
Prima di cedere a mia volta zittendo la luce  per dormire ho il tempo di guardare la portafinestra.
Vorrei allungarmi per alitare sul vetro come ho già fatto infinite volte.
Disegnare sullo strato di vapore che è delicato come la patina di sonno che avvolge l’altra parte del  letto.
Se lasciato asciugare, questo velo, una volta che il fiato lo bagnerà di nuovo rivelerà altri ghirigori.
 
 
 (Immagine di  Frédéric Delangle)
postato da: SurferRosa alle ore 13:21 | Link | commenti (11)
categoria: