Il
mio
senso di colpa
rallenta la fretta che ho…
China la testa,
china la testa…
(De Glaen, “dueuno”, 1998)
Ero a fare la spesa con la donna più insignificante del pianerottolo, tra i carrelli vuoti di senso e le corsie ordinate di generi da imbustare.
Lei era quel tipo di persona dall’idiozia doppia, tra le mura di casa faceva dannare chiunque sprovvista di ragione mentre fuori dal nido non sapeva come chiedere spiegazioni sugli apparentemente mancanti punti della carta fedeltà.
Movenze spiritate davanti al banco del ritiro premi, avanti e indietro, tutto nel giro di sei mattonelle a dir tanto.
Senza aver chiesto informazioni alla commessa diceva che era inaudito, che appena il marito sarebbe tornato a casa dal lavoro l’avrebbe spedito qua ad urlare con i responsabili.
Io, calabrache per sfinimento, speravo in un attacco chimico nei paraggi delle riviste femminili.
Sarebbe stata una morte divertente, come ultima lettura della mia vita avrei potuto vantare la rubrica sul sesso di “top girl”, ma specialmente non l’avrei più sentita cianciare.
Dopo una decina di metri, esaurito il doloroso affaire inerente ai punti fedeltà , entravamo nel vicolo dei “cibi per animali, accessori per bicicletta e igiene della casa”.
Una triade impegnativa e maleodorante per la mia testa.
A bruciapelo mi affiancò un prete, spedito ma non al punto da far tremare le pile di confezioni di crocchette per gatti.
Capivo che era lui a blaterare qualche corsia più in la, fino a quel punto eravamo sempre stati paralleli ma io pensavo si trattasse di un vociare costruito della mia immaginazione pur di non ascoltare l’altra maniaca.
Mentre mi guardava era già proiettato sulla prossima persona da molestare però non la smetteva di porgermi un santino e tirarmi la mano libera per farmelo accettare.
Ero imbarazzata per entrambi, il cristo in figurina adesiva era un accessorio orrendo.
Nemmeno una grafica migliore l’avrebbe potuto riabilitare.
L’icona adesiva era, per dimensioni ed estetica, uguale alle figurine del wrestling che si trovano nelle gomme da masticare di recente generazione (quelle boiate rettangolari rosastre e spaccadenti).
Beh, il prete non riusciva ad aprire il mio pugno e al mio rifiuto educato disse che mi sarebbe sicuramente successo qualcosa di brutto.
Durante la mia reazione poco carina si era già lanciato su un commesso che stava sistemando i fusti di acqua demineralizzata per il ferro da stiro.
Il povero omino (per capire consiglio di vedere i tetri camici in cui li costringono) era già accasciato di suo ma quando gli si mise dinnanzi la certezza di andare all’inferno se non avesse gradito il cadeau imposto si destreggiò nell’odierna traduzione de “l’apocalisse è quello che c’è già”, ovvero: <<lavoro all’Esselunga, veda lei>>.
Ascoltati:
♥ Battles, “Mirroed”, 2007
♥ Justice, “†”, 2007
♥ De Glaen, s/t, 1998
♥ Artemoltobuffa, “Stanotte stamattina”, 2004
♥ Feist, “The Reminder”, 2007
♥ Uochi Toki, “Vocapatch”, 2002
♥ Vanessa Van Basten , “La Stanza Di Swedenborg”, 2006
♥ Omar Rodriguez Lopez, “ Se Dice Bisonte No Bufalo”, 2007
♥ Massimo Volume, “Stanze”, 1993
♥ Aa.Vv., “Death Proof OST”, 2007
♥ M.I.A., “Arular”, 2005
♥ Ulan Bator, “Rodeo Massacre”, 2005