… 'a luce che trase int’ all’uocchie
e te miett ‘a pensà
si cercasse int’ 'a nata città
'na canzone ca nun trove cchiù
me perdesse 'a cchiù bella pecchè
ca ce stai tu…
24 Grana, “L’alba” (Ghostwriters, 2008).
Con i numeri ho sempre fatto fatica.
Senza contare che non ho mai avuto quell’utile riverenza mnemonica che ai tempi della scuola mi avrebbe permesso di conoscere le date a memoria.
Se l’avessi posseduto il rispetto avrei risparmiato gli spazi lindi per scrivere qualche altro suggerimento.
I numeri delle date da scopiazzare sulla pelle erano scarabocchi molto più pratici della ferrea igiene personale. E meno individuabili dai professori.
Mica controllavano i polsi!
Piazzavo i promemoria sui palmi delle mani, nei risvolti dell’astuccio maltrattato, sui bordi delle suole delle converse (di una taglia sempre più grande) ma soprattutto sulla pelle.
Da qualche anno tengo piccole agende-linee del tempo.
Compleanni, esami, lavoro, considerazioni, cene, viaggi, concerti, mestruazioni… più che altro si tratta di mero ego musichifero buono per lustrare gli occhi rievocando qualche concerto.
Però non li rileggo mai questi scadenziari, non mi servono le polaroid del memento, la memora-biglia.
Piuttosto sento arrivare le poche date che voglio, cioè quelle che mi hanno portata ad una svolta.
Quando si avvicinano, questi numeri del calendario, fanno tremare i ricordi, soffiano via le ragnatele lasciate dalle difficoltà. Rinsaldano come linfa vitale.
Sul finire del 24 Febbraio 2007, più o meno in questo orario, mi imbattevo per via totalmente casuale in un racconto di un giovane e talentoso scrittore.
Il migliore che mi capitasse di leggere da molto, troppo, tempo.
La persona in cui ho creduto dalla prima lettera dell'alfabeto, non a caso la sua A.
Quelle parole, il genio di quelle dita, mi hanno portata via...
Dove sono sempre stata in verità ma dove non avevo mai invitato nessuno assieme a me.
E oggi le ricordo in ogni spazio da scrivere, ritagliando e creando nuovi luoghi preziosi.
<< Un metro in meno per fugarla uno in più per non farsi afferrare>> (cit.)




