...per altri è già mattino
per me è cielo capovolto....
[ Quintorigo, "illune (ninna nanna)", 2003 ]
E' cominciato tutto da mio fratello.
Tornava a casa decisamente fumato e per prendere sonno accendeva lo stereo a basso volume.
Solitamente si trattava di N.W.O.B.H.M. intervallato a, quando si sentiva romantico, qualcosa di Ozzy Osbourne con Zakk Wilde già in scuderia.
Avevamo 16, lui, ed 8 anni, io.
Oltre la prima sdegnata sorpresa tipica di chi vorrebbe dormire e basta dato che la mattina dopo (così sempre dalla 1° alla 5° elementare) mi avrebbe aspettata al varco la maestra che immancabilmente portava in “regalo” a tutti i pargoli della classe i dannatamente immarcescibili santini elettorali di democrazia cristiana torniti da rosari e vangeli vari (aveva un “occhio di riguardo” per me in quanto di risapute progenie socialiste) e dopo il primo paio di canzoni mi sembrava di volare nel letto, lungo le melodie e dentro qualsiasi assolo.
Poche notti dopo (estorto il walkman alla nonna) quando lui tornava ero già sotto le coperte da ore con la musica che "facevo" io.
Mi cimentavo nelle prime rudimentali complilations con nutrita soddisfazione: pezzi brutalmente tagliati nel finale, volumi che traballavano, intro sfasati, no filo logico.
Dal 1991 al 1996 l’appuntamento fisso è stato con le voci salvifiche Planet Rock.
Ora, quando dormo sola, il cuscino è diventato una specie di conchiglia.
La sua federa è il ripostiglio di seta del lettore Mp3.
Se ci appoggio bene l’orecchio posso sentire l’eco del mare, solo che questa è una marea minacciosa dove le chiavi di violino sono solite giocare come squali famelici che circondano la preda ed è incredibilmente difficile liberarsi da certi ritmi!
Così, sul materasso, è un dimenare di polpacci e polpastrelli.
La pancia in giù, gli occhi ben strizzati a racchiudere la totale oscurità del momento.
La voce si ritrae nei meandri della gola spingendo fuori solamente aria calda che da l’illusione di cantare ad alta voce.
L’oscillare delle lenzuola è il metronomo.
Sogni d’oro.




